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Kondogbia e l'addio all'Inter: 'Spalletti disse che me ne sarei pentito'

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Alla 'Gazzetta dello Sport' Kondogbia svela: "Spalletti mi mandò un messaggio: 'In bocca al lupo, ma te ne pentirai'. Il suo era affetto".

Mercoledì sera Atalanta e Valencia si ritroveranno faccia a faccia, per uno degli ottavi di Champions League più sorprendenti e aperti degli ultimi anni. Geoffrey Kondogbia, che ha giocato due anni in Italia e adesso è un punto cardine del Valencia, si è raccontato ai microfoni della 'Gazzetta dello Sport'. L'Intervista parte però dai suoi trascorsi all'Inter.

"All’Inter sono cresciuto come calciatore e come uomo. Il secondo è stato difficile, tanti cambi in panchina con De Boer, Vecchi e Pioli, un ambiente complicato, ma l’esperienza mi è servita. Mi rimane qualche amico come Brozovic, Handanovic o Ranocchia. Spalletti mi mandò un messaggio dopo la mia partenza. Una foto con dedica. Diceva più o meno ‘In bocca al lupo, ma te ne pentirai’. Ma il suo era un gesto di affetto fatto in modo scherzoso. Io mi trovavo benissimo con Spalletti e l’allenatore voleva che restassi, però io avevo già preso la mia decisione".

Poi il francese passa ad analizzare la sfida di mercoledì sera contro l'Atalanta, grande appuntamento di Champions League.

"È vero che magari noi abbiamo più esperienza in Champions League, però loro hanno la libertà offerta dal non avervi mai partecipato e di voler arrivare lontano. L’ho vissuto col Monaco: eravamo giovani, inesperti e senza nulla da perdere. Sarà molto difficile per entrambi, e molto interessante. Chi passa può essere la sorpresa. Ultimamente c’è sempre una sorpresa: l’Ajax, il Monaco, il Tottenham. Bisogna crederci, perché questa sfida è aperta".

Infine Kondogbia, che ha giocato in Italia e adesso gioca in Spagna, spiega la differenza di calcio tra i due campionati.

"In Spagna si da più importanza al gioco, anche chi lotta per non retrocedere prova sempre a proporre e a tener palla. In Italia è tutto più chiuso e più fisico. Da voi vige la mentalità del ‘Chi non sbaglia vince’ qui quella del ‘Chi più ci prova vince’. Io sono per l’equilibrio: a volte si esagera in Italia, a volte qui. Ogni stile ha pregi e difetti e noi giocatori ci troviamo meglio o peggio da una parte o dall’altra, penso a Banega, a Immobile, a Luis Alberto oltre a me stesso, gli esempi sono tanti".

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