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Ibrahimovic, quanto manca l'Italia: "Da voi c'è passione, ti senti più vivo"

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Ibrahimovic, quanto manca l'Italia: 'Da voi c'è passione, ti senti più vivo'

Ibrahimovic, quanto manca l'Italia: "Da voi c'è passione, ti senti più vivo"

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Ibrahimovic confessa l'amore per l'Italia, mentre negli Stati Uniti... "Nessuno ha mai cash. All’inizio è bello, poi diventa una rottura di coglioni".

Milan, Napoli o Bologna nel futuro di Zlatan Ibrahimovic? Nell'attesa che il fuoriclasse svedese si decida, dalle pagine di GQ Ibra racconta tutto il suo amore per l'Italia, contrapposta ad uno stile di vita americano che invece non gli è mai del tutto andato a genio.

Non si direbbe mai che uno come Ibrahimovic cerchi il classico vicino con cui scambiare due chiacchiere e invece è proprio quello a mancargli, e non solo...

"Secondo me gli americani sono easy, ma dove vivo io, a Beverly Hills, un po’ freddi, distaccati. Per esempio non ho mai visto i miei vicini, non li conosco, non ci siamo mai salutati. Da una parte è meglio, perché non ti disturbano e tu non disturbi loro, ma ogni tanto sarebbe bello scambiarsi un 'hello' e sapere chi sono nel caso succedesse qualcosa. Purtroppo non c’è il bar, come in Italia, dove puoi farti due chiacchiere, ma solo dei grandi mall con l’aria condizionata sparata al massimo dove fa un freddo cane".

"Però si sta bene, devo dire la verità, anche se mi è mancata la mentalità europea. Anzi, quella italiana, perché da voi c’è passione, quando parli con la gente ti senti più vivo. Un’altra cosa dell’America è che nessuno ha mai cash. All’inizio è bello, poi diventa una rottura di coglioni. E devi anche dare sempre un sacco di mance... Insomma, è un modo diverso di pensare".

Il 38enne ex Juve, Inter e Milan entra poi anche nella questione prettamente sportiva del calcio americano, anche lì non ci siamo...

"Dopo due anni ho detto basta. È stato un bel periodo, 53 reti in 58 partite. Ma è tempo di tornare in Europa. Sono molto contento di aver fatto questa esperienza, anche perché dopo l’infortunio molti dicevano che non sarei più stato in grado di giocare, invece ho dimostrato che posso ancora fare la differenza. Negli States c’è un’altra mentalità, tolto un paio di giocatori importanti per squadra, a causa del tetto salariale gli altri sono 'normali', devono ancora crescere sia come tecnica che come tattica. Per correre, corrono, fisicamente sono delle bestie. Ma non sono abituati a giocare con i piedi, perché in tutti i loro sport tradizionali – baseball, football, basket – usano le mani".

"Un altro problema è che gli altri sport prendono tutto lo spazio televisivo e commerciale durante l’anno, quindi per il calcio rimangono pochi soldi, almeno finché non si vince qualcosa. Così, sono pochi gli studenti universitari che scelgono una carriera nel calcio, quando possono guadagnare decine di milioni di dollari negli altri sport. È che lì i padroni non hanno passione, per loro è solo business. Non come Moratti. Grande tifoso, lui lo faceva per vincere. Aveva cuore...".

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