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"Ho detto no alla Francia, Allegri maestro nella gestione del gruppo"

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Pjanic si racconta. Goal

"Ho detto no alla Francia, Allegri maestro nella gestione del gruppo"

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Intervenuto a un evento commerciale all'Allianz Stadium, Miralem Pjanic ha affrontato diversi temi: "Ronaldo è un esempio di concentrazione".

Ancora una partita e poi sarà tempo di vacanze. La Juventus domenica farà visita alla Sampdoria, in una gara che sancirà gli addii di Massimiliano Allegri e Andrea Barzagli. E chissà cosa riserverà il futuro a Miralem Pjanic, intervenuto oggi all'Allianz Stadium in occasione di un evento commerciale. Il genio bosniaco ha affrontato diverse tematiche, soffermandosi anche sui singoli.

L'inizio della carriera:

"Sono nato in Bosnia ma sono venuto via molto presto. Sono cresciuto in Lussemburgo, un paese piccolo dove non ci sono stati problemi di guerra come accaduto in Bosnia. Per me era un sogno fare una grande carriera. Giocavo sempre con i più grandi, saltavo sempre le categorie e, poi, piano piano le grandi squadre hanno iniziato a seguirmi, a contattare la mia famiglia. La strada è stata lunga, ma già da 9-10 anni le squadre venivano a vedermi. Il primo vero passo l'ho fatto a 13 anni quando ho lasciato casa e sono andato in Francia al Metz. Avevo tante possibilità, ero sicuro che fosse la scelta giusta, mi sentivo come a casa ma andare via da casa non era facile. Non era troppo lontano da casa: 50-60 km. La mia famiglia veniva a vedermi ogni fine settimana, poi tornavo a casa, facevo una notte fuori e rientravo il giorno dopo. Da dove dormivano noi vedevo lo stadio della prima squadra".

Ecco, dunque, un aneddoto importante riguardante la scelta di difendere la maglia della Bosnia:

"Dal punto di vista sportivo la Francia sarebbe stata la miglior soluzione.  A 18 anni avevo appena fatto un anno al Metz, sono andato al Lione e Domenech mi aveva chiamato per poter giocare con la Francia. Ricordo che a 13 anni c'era Bosnia-Danimarca, sono partito con il pullman dal Lussemburgo per vedere quella partita. Potevamo qualificarci per le fasi finali dell'Europeo perdemmo ma l'atmosfera era fantastica e io volevo giocare in quello stadio e per quella nazionale. Quindi ho detto no a Domenech. Volevo essere un giocatore della Bosnia".

Qualità tecniche al potere:

"So che non sono il più veloce, non faccio doppi passi o sombreri. Non è il mio. Altri giocatori lo fanno in altre posizioni. Lo capisco ma io faccio quel che è meglio per il gioco della squadra: giocare semplice. Mi piace avere la palla. Ho lavorato sui miei punti forti. So che posso fare bene. Ripeto, non sono il più veloce né faccio i dribbling di Douglas Costa. Lui è molto forte in questo. Io ho capito le mie doti".

Un passaggio su Massimiliano Allegri, prossimo a lasciare il timone bianconero dopo cinque stagioni:

"Gestire 24 persone dentro un gruppo non è semplice e io ho sempre fatto i complimenti al nostro allenatore perché è stato eccezionale. Poi, in un gruppo fantastico come il nostro, riesci sempre a vincere vuol dire che riesci in questo. Per un allenatore questo è complicato ma è fondamentale, ma lui c'è sempre riuscito molto bene".

Quanto conta la testa per un giocatore? Pjanic lo spiega chiaramente, tirando in ballo un esempio di livello assoluto:

"Mi piacciono i calciatori che riflettono, lo vedi da come chiede palla e come la riceve. Basta uno sguardo a volte e capisci cosa un calciatore vuole. Io quei giocatori li individuo subito e mi piacciono. E alla Juve ce ne sono tanti così. Cristiano Ronaldo è molto molto forte in quell'aspetto. Ha sempre una concentrazione fuori dal comune, sia quando le cose vanno bene che quando vanno meno bene. E' così forte nella testa e sicuro di sé che va sempre avanti".

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