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Fallimento Parma: chiesto il rinvio a giudizio per Ghirardi

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Fallimento Parma: chiesto il rinvio a giudizio per Ghirardi

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Richiesta di rinvio a giudizio per Tommaso Ghirardi e altre 22 persone per il crac che ha portato al fallimento del Parma: coinvolto anche Leonardi.

Richiesta di rinvio a giudizio per Tommaso Ghirardi e altre 22 persone, tra cui il braccio destro dell'ex patron del Parma, Pietro Leonardi. Questa la richiesta formulata dal pm Paola del Monte, la quale sta coordinando l'indagine sul fallimento del Parma Fc portata avanti dalla Finanza.

Secondo quanto raccontato da 'La Gazzetta di Parma', spetterà ora al gip fissare la data della maxi udienza preliminare. I reati contestati a vario titolo a Ghirardi e alle altre 22 persone implicate nel 'crac' che ha portato al fallimento del Parma sono pesanti.

Si tratta di bancarotta fraudolenta aggravata, bancarotta documentale, truffa e accesso abusivo al credito. Ciò che il 19 marzo 2015 portò il Tribunale di Parma a dichiarare il fallimento della società, indebitata per 218 milioni.

Una situazione surreale che si sarebbe dovuta risolvere ben tre anni prima, quando nel luglio del 2012 il Parma FC, secondo la procura, erà già sull'orlo del precipizio.

Un abisso soltanto sfiorato, o meglio nascosto, dalle truffe perpetrate da Ghirardi e dai suoi collaboratori. Dalle false plusvalenze di oltre 90 milioni di euro per la cessione di alcuni giocatori, alla lettera truffa con la quale riuscirono a ottenere da una banca tedesca un finanziamento di quasi 2 milioni.

Una serie di operazioni dolose, compresa l'irregolare cessione del club alla società Parma Fc Brand nel 2013, per le quali la procura è decisa a far finire sotto processo le 23 persone coinvolte.

Tra i vari nomi, compare anche quello di Ermir Kodra, che comprò il Parma per 1 euro, mentre non sono presenti quelli di Giampiero Manenti e di Rezart Taci (già assenti nell'avviso di conclusione delle indagini).

Due sono, infine, le posizioni per le quali si profila una richiesta di archiviazione rispetto all'avviso di conclusione delle indagini depositato poco meno di un anno fa. Si tratta di Roberto Giuli e Giuseppe Scalia, consiglieri d'amministrazione tra il 2014 e il 2015.

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