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"Diventerai così depresso che non vorrai nemmeno alzarti dal letto"

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Buffon si racconta. EFE

"Diventerai così depresso che non vorrai nemmeno alzarti dal letto"

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Gianluigi Buffon ripercorre la sua vita in una lunga lettera indirizzata al sé stesso 17enne, dagli esordi col Parma alla depressione.

Il portiere della Juventus Gianluigi Buffon fa un viaggio attraverso la propria vita sulle pagine di 'The Players' Tribune' scrivendo una lettera al sè stesso 17enne, rivivendo i passaggi più significativi della propria carriera e della propria esistenza, a partire dagli esordi con il Parma fino alla sua ultima stagione da calciatore a 41 anni.

"Caro Gianluigi diciassettenne, ti scrivo questa lettera come un uomo di 41 anni che ha tanta esperienza, ha visto tante cose e ha commesso tanti errori. Tu hai 17 anni e stai per diventare un calciatore, come nei tuoi sogni. Pensi di sapere tutto, ma la verità, amico mio, è che tu non conosci la merda. Tra qualche giorno tu avrai l'occasione di giocare la tua prima gara di Serie A con il Parma e non sai abbastanza da essere spaventato. Andrai in discoteca con il tuo buon amico della Primavera. Berrai solo una birra, vero? Ma poi esageri un po'. Presto sarai fuori dal locale, discutendo con alcuni poliziotti all'una del mattino. Vai a casa. Vai a letto. E, per favore, ti prego, non pisciare sulla ruota della macchina della polizia. I poliziotti non lo troveranno divertente, nemmeno il club. E tu rischierai di perdere tutto quello per cui hai lavorato. Questo è il tipo di caos che tu ti porti dentro, senza nessun motivo."

Il numero 1 della Nazionale campione del mondo nel 2006 è un fiume in piena che non tralascia niente della sua vita, nemmeno le difficoltà avute attraversando il terribile tunnel della depressione in cui è caduto nonostante tutte le conquiste ottenute nella propria carriera e la fama di miglior portiere al mondo. A quel ragazzino di diciassette anni in procinto di esordire in Serie A, Gigi vuole raccontare tutto.

"C'è come un fuoco dentro di te che ti condurrà a commettere degli errori. Tra pochi giorni, avrai tre cose molto, molto, inebrianti, ma anche molto, molto pericolose. Soldi, fama e il lavoro dei tuoi sogni. Come possono essere pericolose queste cose? Bene, questo è il paradosso. Da un lato è vero che un portiere ha bisogno di sentirsi sicuro, deve essere senza paura", ha aggiunto.

"Se dai a un manager la scelta tra il più grande portiere del mondo dal punto di vista tecnico e il più grande portiere che non conosce la paura, ti garantisco che sceglierà sempre, ogni volta, il bastardo senza paura. D'altra parte, però, una persona senza paura può facilmente dimenticare la sua mente. Se vivi la tua vita in modo nichilista, pensando solo al calcio, la tua anima comincerà ad appassire. Alla fine, diventerai così depresso che non vorrai nemmeno alzarti dal letto".

La depressione è un tema molto caro a Buffon che si sente in dovere di raccontare con dovizia di particolari, perché è stato il passaggio più delicato della sua vita e da cui è uscito con enorme fatica. Dietro a quello che i tifosi chiamavano Superman c'era un uomo in grande difficoltà.

"Succederà al culmine della tua carriera, quando avrai tutto quello che un uomo potrebbe desiderare dalla vita. Avrai 26 anni, sarai il portiere della Juventus e della Nazionale italiana. Avrai soldi e rispetto. La gente ti chiamerà persino Superman, ma tu sei solo un uomo come tutti gli altri. La tua routine può diventare una prigione. Vai all'allenamento, torni a casa, guardi la TV, vai a dormire. Si ripete e si ripete ancora. Una mattina, quanto ti alzerai dal letto per andare all'allenamento, le gambe cominceranno a tremare in modo incontrollato. Sarai così debole da non essere in grado di guidare la tua auto. Inizialmente, penserai sia solo stanchezza, o un virus. Ma poi peggiorerà. Tutto quello che vorrai fare sarà dormire. All'allenamento ogni parata sembrerà uno sforzo titanico. Per sette mesi, avrai difficoltà a trovare qualcosa di bello nella vita". 

E poi il ricordo del momento esatto in cui Buffon ha capito di voler diventare un portiere, durante Argentina-Camerun nel mondiale del 1990, quando è rimasto estasiato dalle gesta di Thomas N'Kono.

"C'è qualcosa di magico nei giocatori del Camerun. Fa così caldo sotto il sole estivo, ma il loro portiere indossa la divisa completa. Pantaloni neri lunghi. Una maglia verde a maniche lunghe con il collo rosa. Il modo in cui si muove, il modo in cui vola in alto, i fantastici baffi. Cattura il tuo cuore in un modo inspiegabile. È l'uomo più affascinante che tu abbia mai visto. Il commentatore dice che si chiama Thomas N'Kono. Ecco la magia. C'è un calcio d'angolo per l'Argentina, Thomas corre tra la folla e colpisce la palla a 30 iarde in aria. Questo è il momento in cui tu sai cosa vuoi fare della tua vita. Non vuoi essere un semplice portiere. Tu vuoi essere quel tipo di portiere. Tu vuoi essere selvaggio, coraggioso, libero".

La svolta per uscire dalla depressione arriva per Buffon in maniera particolare, non grazie all'aiuto di uno specialista, ma grazie alla cultura ed in particolare all'arte di Chagall. L'opera che ha cambiato la sua vita si intitola 'The Walk' e ritrae un uomo e una donna che fanno il picnic in un parco, ma l'atmosfera onirica lo riportano alla semplicità dell'infanzia e dandogli la forza di ripartire. Fra gli errori di gioventù che più hanno influenzato Buffon c'è la famosa maglietta del 'boia chi molla'.

"Prima di una grande partita, vorrai fare un gesto per mostrare ai tuoi compagni e ai tifosi che si un leader, coraggioso, un grande personaggio. Quindi scriverai un messaggio sulla tua maglia. Un messaggio che una volta hai visto scolpito su una scrivania quando eri a scuola. Scriverai "Boia chi molla". Pensi che sia solo uno slogan motivazionale. Non sai che è uno slogan dei fascisti di estrema destra. Questo è uno degli errori che causeranno molto dolore alla tua famiglia. Non ricordarti che sei speciale, ma ricordarti che sei uguale a tutti gli altri. Non puoi capirlo ora, a 17 anni, ma ti assicuro che il vero coraggio sta nel mostrare la debolezza senza vergognarsene".

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