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"Conte mi disse che mi avrebbe tolto in cinque minuti se l'avessi fatto di nuovo"

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Lukaku esalta Conte. Goal

"Conte mi disse che mi avrebbe tolto in cinque minuti se l'avessi fatto di nuovo"

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Romelu Lukaku parla dei suoi primi mesi all’Inter: “Non ero abituato a lavorare così, nessuno si allena quanto noi”.

Approdato la scorsa estate all’Inter, Romelu Lukaku ha impiegato pochissimo tempo a diventare uno dei grandissimi protagonisti del calcio italiano.

Per lui parlano le 18 reti già segnate in stagione (sono 14 quelle in campionato in 20 partite), ma anche la capacità di reggere il peso dell’attacco nerazzurro e di consentire, con il suo lavoro, al compagno di reparto Lautaro Martinez di esplodere in maniera definitiva.

L’attaccante belga, parlando in esclusiva a Sky Sports UK, ha toccato moltissimi argomenti, compreso quello del razzismo.

“Credo che quello passato sia stato un anno triste per il mondo in generale, ci sono stati vari casi, specialmente nel calcio. Noi dobbiamo fare meglio, dobbiamo educare le persone. L’istruzione è la chiave di tutto: io sono stato fortunato perché sono cresciuto in una scuola dove c’erano più di cinquanta nazionalità diverse e non ho mai discriminato nessuno, se sei gentile con me io lo sono con te. E’ questa la lezione che insegnerò a mio figlio, siamo tutti uguali. L’Italia è un Paese bellissimo in cui vivere e il campionato può tornare ad essere grande come una volta, ma bisogna lavorare per tenere gli ignoranti fuori dagli stadi. Ho visto che in Olanda tutti i giocatori hanno fatto un ottimo lavoro. A volte siamo noi calciatori a dover prendere in mano la situazione”.

Lukaku si è rilanciato dopo un’annata complicata al Manchester United.

“Dovevo riscoprire me stesso. Dal punto di vista professionale quella passata è stata un’annata complicata, le cose non andavano come volevo ed io non giocavo come volevo. Ho cercato dentro di me ciò che mancava ed ho capito che era arrivato il momento di cambiare ambiente. Ho preso la mia decisione a marzo, credo che questa separazione abbia rappresentato il meglio per tutti. Credo di aver scelto nel modo giusto, visto che lo United ha avuto anche la possibilità di dare maggiore spazio a ragazzi più giovani”.

L’Inter, dopo annate non al top, si è riscoperta in lotta per lo Scudetto.

“C’è grande eccitazione nell’ambiente, ma noi giocatori siamo concentrati sul lavoro che il nostro allenatore ci dice ogni giorno di fare. Ricordo le mie prime sessioni di allenamento, non ero abituato a questo lavoro fisico. Dal punto di vista fisico la Premier League è il campionato più duro, ma nessuno si allena quanto noi. Qui sei davvero al meglio. Ricordo che nelle prime due settimane ho detto al mio agente “Sto soffrendo molto in allenamento, non ho mai fatto questo tipo di lavoro”. Conte è sempre lì che incoraggia ogni giocatore a fare del suo meglio. Mi guardavo attorno e nessuno si lamentava. Per me è stato speciale perché spesso gli allenatori sono in disparte a fare battute che tu non puoi fare. Lui invece è lì a spingerti a dare sempre di più. Nessun giocatore si arrende, perché ti dà l’energia per continuare. Siamo la squadra che corre di più, creiamo tanto, abbiamo una grande difesa e non ci arrendiamo mai. Per me è stato come pensare che il mio pieno potenziale può finalmente emergere”.

L’attaccante belga si è soffermato sulla figura di Conte.

“E’ una di quelle persone che non vuoi contrariare. Ti dice in faccia se fai bene o se sbagli. Ricordo di aver giocato male contro lo Slavia Praga e lui me l’ha detto davanti a tutta la squadra. Non mi era mai successo in carriera. Mi ha detto che mi avrebbe tolto in cinque minuti se la cosa si fosse ripetuta. Subito dopo è arrivato il Derby con il Milan ed ho giocato una delle mie partite migliori. Mi ha svegliato e mi ha dato fiducia. Conte lo fa con tutti, non importa chi sei, tutti sono uguali. Giochi se lavori duramente. Se non fai quello che dice in campo non ci vai”.

Lukaku ha parlato di quelli che sono stati i suoi migliori allenatori.

“Roberto Martinez, Ronald Koeman ed ora Conte. Se Mourinho avesse avuto i giocatori che voleva avremmo fatto meglio con lui. Steve Clarke mi ha dato l’occasione di giocare in Premier a 19 anni, Ariel Jacobs quella di giocare nell’Anderlecht a 16 anni appena compiuti. Sono allenatori che rispetterò sempre. Io non ho mai avuto problemi con nessuno e la cosa dimostra la mia professionalità”

Infine un accenno alle sue caratteristiche migliori.

“Posso segnare di destro, di sinistro e anche di testa e sono pericoloso in area. All’Inter c’è meno libertà rispetto alla Nazionale belga, ma se ti trovi nella posizione giusta hai le possibilità per segnare”.

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