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Allegri punge: "Quando sento Sacchi mi arrabbio, è un mondo di professori"

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Allegri punge: "Quando sento Sacchi mi arrabbio, è un mondo di professori"

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Allegri torna a parlare e rivela il suo consiglio a Giampaolo: "Sei al Milan, non fare una squadra di fighetti o ti spaccano in due".

Dopo cinque stagioni intense e vincenti sulla panchina della Juventus ora Massimiliano Allegri si gode il suo anno sabbatico e, intervistato da 'Il Corriere della Sera', non rinuncia a lanciare qualche frecciatina.

L'ex tecnico bianconero d'altronde ha da sempre le idee molto chiare sulla semplicità del calcio. Idee che spesso lo hanno portato a scontrarsi con alcuni colleghi.

"Sto rivedendo un grande ritorno del contropiede. Abbiamo seguito per vent’anni Guardiola equivocando. Guardiola raccontava solo la sua eccezione, non era un calcio per tutti. Devi avere Iniesta, Xavi e Messi. Noi abbiamo preso come lezione comune un argomento che riguardava solo loro".

Storici in particolare gli scambi di vedute, anche piuttosto accesi, tra Allegri e Arrigo Sacchi.

"Quando sento Sacchi che parla di tenere il pallone e avere atteggiamenti propositivi non capisco cosa dica e mi arrabbio. Perché non dovrebbe essere propositivo giocare in verticale? Ho visto venti volte le partite di Sacchi, ricordo quella a San Siro in cui il suo Milan segnò cinque goal al Real. Giocava dritto per dritto. Era un Milan verticale, esattamente di contropiede, che non è facile da farsi ma quando riesce è un grande spettacolo".

Il ruolo dell'allenatore insomma per Allegri è chiaro, ecco perché il tecnico non ama troppe chiacchiere.

"Oggi giro, vedo il calcio dei ragazzi, dei dilettanti, parlo con i loro allenatori e sento cose che mi spaventano, parlano come libri stampati, come le televisioni. Tutti filosofi? Se i filosofi sono bravi, perché no? Il problema è il risultato, cioè la realtà. Lo ottieni o no? Mancini ora è un’altra persona, è diventato severo, serio...Ora parla di calcio con tutti, gioca semplice. È un maestro. Mentre il nostro è un mondo di professori".

Ecco perché Allegri rivela il consiglio dato in estate all'amico Giampaolo prima di sedersi sulla panchina del Milan.

"Questa estate ero a Pescara con Galeone e Giampaolo. Dissi a Giampaolo: “Marco, non ti do consigli, ma una cosa voglio dirtela. Sei al Milan, non è da tutti. Non fare una squadra di fighetti perché ti spaccano in due. Non è quello lo stadio per scherzare. Vuoi un fantasista centrale? Non è Suso. Ma Suso è un gran bel giocatore. Sintetizza, adattati. Il calcio è di tutti. Se non hai il regista che cerchi, niente ti vieta di giocare con due mediani nel mezzo”. L’importante è la qualità dei giocatori".

Infine Allegri in tal senso fa un esempio che riguarda il Napoli e le sue difficoltà difensive.

"Koulibaly, Manolas e Albiol, tre grandi giocatori allenati da un tecnico, Ancelotti che stimo moltissimo. Il professore lì in mezzo era Albiol, per caratteristiche tecniche, cioè per letture di situazioni, per capacità di intuire il progresso delle azioni. Koulibaly è eccezionale fisicamente, meno sotto l’altro aspetto. Manolas è bravissimo sull’uomo, meno ancora propenso di Koulibaly all’idea collettiva. Voglio dire che il calcio secondo me è capire questo, le singole doti applicate alle situazioni singole".

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